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lunedì 4 gennaio 2016

Entropia e instabilità



Ciclo di Minsky ed entropia

Il ciclo di Minsky si presta a essere reinterpretato, ricorrendo al principio di massima entropia. Si ottiene, così, una chiave di lettura generale che consente di comprendere bene il ruolo dell’entropia economica nel comportamento dei sistemi economici aggregati.
Ripercorriamo, adesso, il ciclo di Minsky riferendo il tutto a uno spazio degli osservabili che, per la sua particolare natura, non può che fare riferimento alle grandezze caratterizzanti i bilanci delle singole unità finanziarie. Le grandezze che si prendono in considerazione sono, nell’ordine, il rapporto tra i flussi delle passività e delle attività, lo stock di attività e passività e il degrado del capitale. Ogni terna di parametri individua nello spazio degli osservabili un punto che rappresenta la posizione finanziaria occupata da ogni singola unità. Secondo la posizione occupata, sarà possibile distinguere posizioni finanziarie coperte, speculative e ultraspeculative.

domenica 3 gennaio 2016

Instabilità finanziaria



Il ciclo di Minsky

Finora si sono analizzate condizioni critiche associate alla depressione o all’indebitamento di una parte del sistema economico. Prendiamo ora in esame un altro tipo di situazione critica che si manifesta, non più dal lato del debitore, ma da quello del creditore. Non è, infatti, sufficiente vantare un credito se questo non è esigibile, nel momento in cui il debitore non ha alcuna possibilità di compiere la restituzione. Per esaminare l’aspetto in questione ci ricondurremo al paradigma di Wall Street. Questa è la visione del sistema economico da parte di uomini d’affari di un Consiglio d’Amministrazione che valutano la solidità finanziaria dei titoli su cui investire. Questa visione, come strumento di analisi dell’economia, è stata introdotta per la prima volta dall’economista americano Hyman Philip Minsky, le cui teorie sono state messe in subordine, finché non si è manifestato realmente il Minsky Moment: la crisi finanziaria USA del 2008.

lunedì 19 ottobre 2015

Il non equilibrio

Perché l’economia dinamica


Perché vogliamo parlare di economia dinamica o econodinamica o economia del non equilibrio? La risposta è che la condizione di equilibrio ottimale predicata dalla teoria neoclassica, l’equilibrio macroeconomico generale, che sarebbe quella condizione per cui tutti gli operatori massimizzano la propria utilità, uguagliando domanda e offerta tutti contemporaneamente, è una condizione lontanissima dalla realtà.
Rispetto alla dottrina dell’equilibrio, è vero, invece, il contrario. Le condizioni critiche, in assenza di provvedimenti esterni, attuati da qualcuno che interviene dall’esterno del sistema economico sono sempre presenti, mentre si generano continuamente condizioni che rendono instabili i sistemi economici. Altro che laissez faire, la presenza dirigistica dell’economia, oggi, è evidente in ogni settore, la spinta alla crescita, il livello di tassazione cui non corrisponde un analogo livello dei servizi, i tagli di spesa, le limitazioni a questo e quello o gli incentivi a una e all’altra cosa sono evidentissimi. La mano che guida l’economia è percepibile,