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venerdì 6 novembre 2015

La deflazione da debiti


Le cause: preferenza per la liquidità e attività economica

L’attività economica è costituita dall’insieme di tutto ciò che gli individui svolgono per produrre merci e servizi. Essa è condizionata da molte cose; tra queste: le Norme, il diritto e i contratti. Una cosa su tutte, però, condiziona l’attività economica in maniera molto forte. È la fiducia degli operatori economici. Fiducia in che cosa? Nel produrre merci e scambiarle con altre merci? Nient’affatto, come vedremo.
La tesi che la dottrina economica, oggi prevalente, va affermando è che la fiducia è soltanto un sentimento irrazionale e, come tale, non può descrivere le scelte degli operatori e non si presta a modellazioni adatte a fare previsioni economiche. Molto più scientifica è la tesi, sempre secondo questa dottrina, che gli scambi, quindi l’attività economica conseguente, avvengono perché gli individui razionali rendono, così, massima la propria utilità nel possedere un dato paniere di beni. Questo avviene sempre, nell’ipotesi che l’utilità marginale di possedere un bene sia sempre positiva. Ciò vuol dire che l’individuo
riceve sempre una certa utilità dal possedere un’unità in più di un dato bene, anche se quest’utilità va, via, via, diminuendo al crescere della quantità di bene posseduto.
Il modello di economia dinamica, che ammette l’esistenza, in ogni sistema economico, di un’indeterminazione, mostra invece che non è vero che l’utilità marginale è sempre crescente. Basta pensare che oltre un certo quantitativo di bene posseduto, ogni individuo rifiuta il bene, cioè non ne trae più alcuna utilità, bensì disutilità, un danno, insomma. Ciò dipende dalle caratteristiche d’uso del bene e dalle condizioni in cui si trova l’individuo. Solo in condizioni di necessità, da distinguere nettamente dall’utilità, l’individuo è portato a chiedere sempre altri quantitativi del bene di cui ha necessità.
L’attività economica prende, allora, origine da qualcos’altro; dalla fiducia di poter ottenere una quantità maggiore di quella cosa, soltanto, che può calmare la sua inquietudine quando è presente indeterminazione, cioè incertezza: la moneta. Sembra di leggere un passo di Keynes! Vero?
Eppure, queste considerazioni, nel caso in specie, non scaturiscono soltanto dalla lettura di un passo del grande economista inglese, ma da una modellazione matematica che si riconduce al fatto che in un sistema economico è presente indeterminazione, cioè incertezza, prodotta dal modo in cui varia l’entropia economica, ossia da come variano gli stati accessibili al sistema e la quantità d’informazione che occorre avere su di essi. Il modello predice che solo la moneta è in grado di sopperire all’informazione mancante, perché non richiede la conoscenza sull’evoluzione – in greco, έντροπή, ossia entropia – dell’intero sistema, perché vi è un’Istituzione Cooperativa e Sovrana che se ne fa garante.
La liquidità è la moneta che l’individuo acquisisce. Per la sua caratteristica, non riconducibile a quella di nessun altro tipo di merce, di contrastare l’incertezza, egli è disposto a cederla, per avviare un’attività economica, solo se ha fiducia di poterne ricevere di più. La “preferenza per la liquidità” cresce quando la fiducia diminuisce, perche l’individuo vuol tenersi lontano dalla condizione di necessità, ossia quello stato fondamentale che può portare alla sofferenza e, infine, anche alla morte.
Il modello di economia dinamica, salvo condizioni che si riconducono alla presenza di un costo opportunità che comporta un vantaggio comparato, anch’esso analizzato dal modello in maniera non troppo dissimile, mostra che la preferenza per la liquidità e l’attività economica sono, tra loro, inversamente proporzionali: quando l’una cresce, l’altra si riduce.
Un caso limite di questo meccanismo è la deflazione da debiti, come denominata dall’economista americano Irving Fisher. In queste particolari condizioni, l’incertezza è così alta che la fiducia subisce un crollo talmente repentino da portare gli individui a dismettere ogni attività produttiva tramite la loro svendita. La causa dell’incertezza è il debito gravante che riduce l’entropia al punto che ogni informazione posseduta si rivela del tutto inutile a permetterne l’estinzione.
Questo regime di funzionamento dell’economia è noto da oltre un secolo, perché Fisher è vissuto tra la fine dell’ottocento e l’inizio del novecento. Nonostante ciò, la dottrina economica attuale non la ricomprende tra i suoi modelli basati sull’equilibrio e, come fa per tutte le condizioni che sono lontane dall’equilibrio macroeconomico generale, affibbia a chi subisce questo tipo di regime economico gli appellativi più moralistici e offensivi, il più generoso dei quali è “fallito”.
Il modello matematico dell’economia dinamica ne dimostra, invece, l’esistenza quando si manifesta una particolare condizione legata a un’eccessiva contrazione di emissione monetaria. La causa della deflazione da debiti è da attribuire a una riduzione della moneta circolante e la sua sostituzione con una forma sostitutiva della moneta, che, non essendo moneta, non è liquidità, è un’altra cosa: è una crescita del sistema finanziario che avviene producendo decrescita del sistema produttivo.
Cerchiamo di essere più chiari. Le attività finanziarie aumentano la propria attività economica generando credito che si traduce, in maniera duale, in debito. Inizialmente, solo una parte del sistema economico entra in debito. Se, confidando sull’attività finanziaria, è contratta la quantità di moneta emessa, o questa liquidità è assorbita da qualcun altro, come, ad esempio, il settore estero, risulta sempre più difficile recuperare la moneta in grado di estinguere il debito. Aumenta l’incertezza e, conseguentemente, diminuisce la fiducia e le attività produttive iniziano a contrarsi, fino alla soglia limite in cui s’innesca la deflazione da debiti.
Il modello di analisi dinamica dimostra, inoltre, che in condizioni di deflazione da debiti, ogni aumento dell’attività economica si traduce in cessione di moneta verso l’esterno (i creditori) e in una disastrosa riduzione di competitività, perché i prezzi aumentano moltissimo all’aumentare degli sforzi del sistema per uscire dalla deflazione da debiti, aumentando l’attività economica (iperinflazione).
L’entropia economica, nel frattempo, cresce nei sistemi finanziari che, così, richiedono un’informatizzazione sempre più efficiente per gestire l’informazione mancante. Nei sistemi debitori, invece, l’entropia diminuisce sempre più. Il gap entropico è il segno dell’innesco del fenomeno deflattivo. I sistemi creditori vedono, però, slittare, sempre più nel tempo, le scadenze delle loro attività (rimborso del capitale finanziato) mentre le loro passività permangono inalterate. Può così, manifestarsi un altro fenomeno: la crisi finanziaria.
Deflazione da debiti e crisi finanziaria sono strettamente connesse tra loro e l’esplosione, dell’una o dell’altra, dipende soltanto dall’importanza relativa, entro il sistema economico, dei sistemi, rispettivamente, debitori e creditori. Nel caso, ad esempio, della crisi dei mutui subprime (USA, agosto 2007) la crisi finanziaria esplose in concomitanza alla deflazione da debiti delle persone che avevano ricevuto questi tipi di mutui, ma l’importanza di costoro era nettamente inferiore a quella delle società finanziarie che gestivano l’intera economia.

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