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mercoledì 18 novembre 2015

Incertezza, fiducia e moneta



Incertezza e fiducia


La fiducia è all’origine della scelta tra otium e negotium. Quando si ha fiducia di ottenere un guadagno monetario si ha voglia di intraprendere un’attività, altrimenti le decisioni si orientano verso la rinuncia all’investimento.
Esiste una strettissima relazione, messa in luce dal modello di economia dinamica, tra fiducia, incertezza e moneta. Questa relazione funziona come una sorta di principio d’indeterminazione in cui la grandezza indeterminata è l’incertezza che, a sua volta, dipende dal modo in cui ci si confronta con la condizionedi necessità, cioè con quello stato in cui si produce sofferenza perché i bisogni primari non possono essere soddisfatti pienamente.
L’incertezza nasce ogniqualvolta l’informazione appare incompleta e incoerente, cioè manca qualcosa che permetta di compiere delle scelte, oppure si mostra contraddittoria. 

Una situazione simile, ben lungi dall’essere un semplice stato mentale distorto, è una conseguenza del modo in cui giunge l’informazione necessaria a compiere delle scelte. Le variazioni di entropia economica, ossia il modo in cui variano gli stati accessibili al sistema, sono responsabili di questa percezione dell’informazione che può apparire incompleta e incoerente.
Questo discorso può apparire fumoso e incomprensibile. Occorre, allora, chiarirlo in qualche modo, facendo riferimento alla fase di consumo. Secondo l’attuale visione economica tutto ciò che è offerto è anche domandato (legge di Say) mentre, nella realtà, ciò non accade affatto, se non quando gli individui sono in stato di necessità. Per essere chiari, in un sistema economico di affamati tutto il pane offerto è consumato. Se, invece, il sistema economico non è costituito da affamati, ma tutti hanno già il pane che gli serve, tutto il pane prodotto non è per nulla detto che vada a consumo. Ciò può accadere, se si è lontani dallo stato di necessità, per tutti i prodotti di un sistema economico. Le unità, così, possono effettuare un risparmio, cioè propendere per un accumulo di liquidità.
Quest’accumulo di liquidità può essere impiegato, in forma di investimenti produttivi, in proprio, oppure, più spesso, tramite l’intervento di intermediatori finanziari (ad esempio, banche o agenti di Borsa) oppure no. È quest’ultima condizione che va analizzata attentamente. Un individuo può decidere di non mobilitare la liquidità in proprio possesso, per attività produttive, se si rende conto che le attività produttive possono comportare una perdita sia in conto interessi sia in conto capitale. Tuttavia, non è necessario che egli abbia la certezza che tale condizione negativa possa manifestarsi; è sufficiente che tra gli stati cui il sistema produttivo può accedere si comincino a profilare numerosi stati sgraditi. Cioè l’aumento di questi stati sgraditi, anche se accompagnati da altri stati molto meno sgraditi, è sufficiente, non a produrre la certezza del fallimento del proprio intento d’investimento, ma a generare incertezza, percepita come qualcosa d’indeterminato, su cui non si sa nulla, che disorienta chi vuole smobilitare la propria liquidità. È, così, che dall’incertezza ha origine la preferenza per la liquidità.
Abbiamo avuto modo di vedere, in altri post, che gli stati, cui il sistema accede, sono prodotti, in pratica, da debito e credito cui non corrisponde una sufficiente quantità di moneta circolante in grado di estinguere il debito e ristorare il credito. L’informazione mancante associata a questi stati, prodotti da un eccesso di debito e di credito, che sono tra loro complementari, perché non può esistere l’uno senza che esista l’altro, è perciò prodotta dalla moneta mancante che, se fosse invece presente, potrebbe sopperire all’informazione mancante, senza costringere gli operatori a valutare l’evoluzione dell’intero sistema economico.
L’incertezza, comportando un aumento della preferenza per la liquidità, riduce la fiducia degli operatori e questo avviene quando la moneta circolante è insufficiente. Ne consegue che a un aumento dell’incertezza, dovrebbe corrispondere l’aumento della moneta circolante se si vuole che la fiducia non diminuisca e non si abbia l’aumento della preferenza per la liquidità. Tale conclusione è sinteticamente descritta dal principio d’indeterminazione, ottenuto nel modello di economia dinamica, e ha un aspetto molto semplice:
moneta = fiducia x incertezza
Questa uguaglianza può leggersi così: se l’incertezza, cioè l’indeterminazione, si accresce, deve aumentare la moneta emessa per evitare il crollo della fiducia.
Si noti, da questo punto di vista, che le politiche monetariste volte al controllo dell’inflazione, contenendo l’emissione di moneta, inducono una caduta della fiducia e, quindi, degli investimenti produttivi, se nel sistema economico sono presenti fattori che producono incertezza, come, ad esempio, squilibri commerciali. Secondo la concezione della scuola monetarista austriaca, poiché sono i risparmi a generare gli investimenti, la preferenza per la liquidità va considerata come un fattore positivo perché genera risparmi e, quindi, investimenti. Il modello di economia dinamica mostra, invece, che i risparmi conseguono all’emissione di moneta che produce investimenti e non viceversa. Ciò perché, a livello aggregato, se l’emissione di moneta scende sotto una soglia, ben maggiore del livello dei risparmi, il sistema economico entra in deflazione da debiti.
L’emissione di moneta, che è il compito della Banca Centrale, deve perciò avvenire, sempre in modo da contrastare l’incertezza che è prodotta da fattori imprevisti. Cioè la Banca Centrale deve svolgere la funzione di prestatore di ultima istanza, per sopperire alle fluttuazioni degli investimenti e alla formazione di debito. Questa emissione, tra l’altro, non va indirizzata laddove è presente elevata preferenza per la liquidità, ma verso quelle parti del sistema economico che stanno subendo l’azione più grave della discrasia tra debito e credito e che tendono a trovarsi in condizioni di necessità. Questi sistemi, nel decorso del circuito monetario, seguono i sistemi che stanno accumulando liquidità; sicché, in essi, la moneta non giunge, come dovrebbe.
In genere, infatti, la moneta emessa dalla Banca Centrale non giunge direttamente sui sottosistemi in difficoltà, ma passa prima per quei sistemi (gli Istituti di Credito) che, in situazioni di crisi economica, sono caratterizzati da una preferenza per la liquidità tale da interrompere il circuito della moneta che, così, si orienta verso le attività puramente speculative, in cui gli orientamenti degli individui sono a short termism.
Per evitare ciò, il canale monetario più adatto a ripristinare il circuito della moneta è la Spesa Pubblica, quella cosa, oggi, ritenuta improduttiva, ma che, invece, possiede la caratteristica di poter giungere in maniera diretta esattamente sui sottosistemi in difficoltà. L’abbandono progressivo di questa pratica keynesiana, in favore del controllo monetarista dell’emissione di moneta, sta, in effetti, conducendo il sistema economico verso una condizione di blocco del circuito monetario, in cui, a fronte di accumuli ingenti, destinati a serbatoio di credito, fa fronte un’altra parte, in debito perenne e inestinguibile.
Si assiste, così, a un crollo della fiducia che, sebbene ci si affanni a ritenere superabile con massicce iniezioni di decantata fiducia, da parte dei mass media, si mostra fortemente reticente. Il motivo è, come abbiamo detto, che la fiducia e l’incertezza non sono semplici sentimenti irrazionali ma sono, invece, scelte di buon senso e, associate alla probabilità che possano assumersi determinate configurazioni, conseguono dal principio di massima entropia. Certamente, gli individui possono avere percezioni soggettive diverse della fiducia e dell’incertezza ma, in un sistema complesso, dominato dalle leggi del caos e dell’entropia, è il loro livello medio a determinare come evolverà il sistema economico.
In un gas, a una data temperatura, le molecole possiedono velocità molto diverse; non per questo gli scienziati attribuiscono alle molecole più lente o a quelle più veloci il carattere di essere più o meno irrazionali. Affermano soltanto che la configurazione raggiunta dal gas è quella che ha reso massima l’entropia.

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