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giovedì 10 marzo 2016

Relazione tra risparmi e investimenti



Il vero equilibrio da cercare, però, di tipo dinamico

Si torna nuovamente a parlare di consumi C e investimenti I riguardandoli, però, dal punto di vista di un’interazione commerciale tra un sistema domestico di tipo eterogeneo, quindi composto di più soggetti di natura diversa, come imprese, lavoratori, banche, ecc., e uno o più sistemi esteri.
La differenza tra esportazioni X e importazioni M, è detta conto corrente (current account CA). Ricordando l’espressione del Prodotto Interno Lordo e trascurando, per ora, i contributi delle attività finanziarie su spesa pubblica G e investimenti I, PIL = C + G + I + X – M, si ottiene:
CA = X – M = PIL – (C + G + I) = PIL - Yint.
Quest’ultima relazione stabilisce che il bilancio di conto corrente CA – per semplicità, considerato al netto di redditi da lavoro e da capitale e di trasferimenti da e verso l’estero – deriva dalla differenza tra il prodotto interno PIL e la quota domestica della domanda Yint.

lunedì 7 marzo 2016

L’illusorio Prodotto Interno Lordo



L’aggregazione di grandezze disomogenee

Si consideri un sistema economico eterogeneo domestico composto da imprese, lavoratori, banche e via dicendo. Il reddito netto y derivante dalla produzione di beni e servizi è dato dalla differenza tra la produzione complessiva Y e gli investimenti I comprendenti salari e mezzi di produzione. In forma matematica, quindi si ha: y = YI.
Se l’intera produzione è consumata e non intervengono altri soggetti economici esterni che scambiano, cioè il sistema economico è chiuso, si ha y = C; ne consegue, per quanto sopra visto, che Y = C + I. Cioè, la produzione totale si suddivide in consumi C e investimenti I. Se, però, non tutto ciò che è prodotto è consumato, C < y = YI. Si hanno, quindi, dei risparmi S per cui accade che C + S = YI.
Questo è quello che avviene nel singolo ciclo produttivo. Nelle fasi successive, i risparmi possono essere reimpiegati in modi diversi.

lunedì 8 febbraio 2016

Effetti della svalutazione interna



Depressione della domanda ed espansione dell’offerta

Le svalutazioni interne, come visto, sono impiegate per ottenere un vantaggio competitivo agendo sulla domanda e sull’offerta, in particolare, deprimendo la prima ed espandendo la seconda. Poiché la competizione economica internazionale è, oggi, il paradigma di riferimento della visione economica dominante, è chiaro che l’intera impostazione dell’efficienza organizzativa di un Paese deve essere concepita solo dal lato dell’offerta.
Il potenziamento della domanda è visto, così, come qualcosa di negativo perché costituisce un costo; qualcuno direbbe un «lusso che non possiamo permetterci». Sicché quei Paesi che hanno svolto la propria azione economica con lo scopo di garantire un adeguato livello di domanda, volta a dare benessere ai propri cittadini, sono etichettati come Paesi che «hanno vissuto al di sopra delle proprie possibilità».

domenica 7 febbraio 2016

Modelli di svalutazione interna



Critica al modello AS-AD

Le critiche più aspre dell’attuale visione economica verso la politica fiscale sono, solo in parte, dovute alla genesi dell’inflazione per eccesso di moneta circolante; cosa, peraltro, discutibile e non del tutto vera. La critica più consistente alla politica fiscale è, invece, la supposizione che essa tenda a deprimere il commercio internazionale, favorendo barriere al libero scambio di capitali attuate mediante presidi monetari, primo fra tutti, il cambio valutario fluttuante, attuate al fine di difendere l’autonomia della politica fiscale degli Stati quando essi subiscono un deficit commerciale.
Secondo la visione liberista occorre, invece, favorire il più possibile il commercio internazionale senza alcun tipo di barriera. Ciò, in linea di principio, è molto bello e sarebbe anche condivisibile, peccato che, in pratica, si mostra difficilmente applicabile e, soprattutto, è causa di squilibri che sono la vera causa della depressione del commercio internazionale.

venerdì 29 gennaio 2016

La curva di domanda aggregata



Il mito della domanda sempre decrescente

Nella sintesi neoclassica dell’economia, un ruolo decisivo, per l’interpretazione e la previsione del comportamento dei sistemi economici, è svolto dalla curva di domanda aggregata che è derivata dal modello di Hicks o modello IS-LM. Quest’ultimo modello costituisce l’anima della sintesi tra parte del pensiero keynesiano e la teoria neoclassica. Nel modello di Hicks entra, infatti, in gioco un concetto del tutto estraneo alla visione di Keynes, imperniata, invece, sul ruolo decisivo svolto dall’incertezza. Precisamente, nel modello di Hicks è introdotto il concetto di equilibrio tra mercato delle merci e finanziario, eseguito analizzando come variano le componenti della domanda, di Keynes, esplicitando la produzione e raffrontandola con la corrispondente offerta di moneta. Si ottengono due curve della produzione in funzione del tasso d’interesse, la prima che rappresenta il mercato delle merci e la seconda, quello finanziario.