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martedì 22 dicembre 2015

Reddito e preferenza per la liquidità



La distribuzione del reddito

Il modello di economia dinamica prende spunto dall’analisi della distribuzione dei redditi. In questa fase di analisi, si è visto, a suo tempo, che un sistema economico eterogeneo è costituito da più sottosistemi, ciascuno caratterizzato da valori differenti di emissione monetaria, velocità degli scambi e preferenza per la liquidità. Si vuole adesso mostrare come questi parametri determinino sia la distribuzione del reddito sia il livello dei prezzi. Quest’ultimo, per la verità, dipende anche dall’intensità dell’attività economica e dal comportamento degli operatori.
Per fare ciò si ricorrerà a due esempi grafici, in ognuno dei quali è mostrato l’effetto dell’emissione di moneta, nell’ipotesi che la preferenza per la liquidità resti invariata. Questa ipotesi è, in realtà, una grossa semplificazione perché la preferenza per la liquidità è inversamente proporzionale all’attività economica che, a sua volta, dipende dalla fiducia degli operatori.

Animazione degli effetti prodotti dall'emissione monetaria e dalla preferenza per la liquaidità su un sottosistema economico.
Esempio 1



Legenda simboli
m -
Emissione monetaria unitaria
sfin -
Entropia finanziaria
N  -
Velocità degli scambi
umedio -
Reddito medio (in rapporto a m è l'entropia economica)
ζ -
Preferenza per la liquidità
α -
Rapporto tra emissione di moneta ed emissione critica
p -
Probabilità di avere successo in ogni scambio
F -
Fattore monetario
ir -
Tasso d'interesse critico (o reale)

Animazione degli effetti prodotti dall'emissione monetaria e dalla preferenza per la liquaidità su un sottosistema economico.
Esempio 2
Il primo dei due esempi riguarda un sottosistema caratterizzato da una velocità degli scambi pari a 30; il secondo, un sottosistema con velocità degli scambi pari a 6. Per il tipo di scelta effettuata, quindi, il primo esempio potrebbe riferirsi alla categoria dei piccoli imprenditori e artigiani, il secondo a lavoratori. Ogni grafico è suddiviso in tre parti: in basso, è riportata la distribuzione dei redditi parametrizzata all’emissione monetaria; subito sopra, è riportato il regime economico in cui si trova il sistema considerato; in alto è riportato il livello dei prezzi in rapporto all’emissione monetaria che raggiunge il sottosistema.
La prima cosa che si nota è che la distribuzione del reddito non è continua ma discreta. Solo quando il sistema opera a pieno regime, con valori del fattore monetario F prossimi all’unità, la distribuzione può essere approssimata bene da una distribuzione continua (indicata dalla linea rossa puntinata). La causa di questo tipo di distribuzione del reddito è il principio di massima entropia.
Infatti, la distribuzione dei redditi ottenuta è quella che ha la massima entropia e quindi la massima probabilità di verificarsi. Affinché ciò avvenga, occorre che tutte le possibili distribuzioni dei redditi differiscano tra loro per un valore finito di entropia. Non può verificarsi una distribuzione continua per due motivi. Innanzitutto, sia le unità che costituiscono il sistema, sia la quantità di scambi nel periodo di riferimento (la velocità degli scambi) sono in numero finito. Inoltre, ogni scambio, essendo irreversibile, deve introdurre un aumento finito di entropia. Se così non fosse, cioè le variazioni di entropia fossero infinitesime, potrebbe verificarsi un numero molto grande di scambi senza alcun aumento di entropia, cioè senza alcuna modifica della probabilità che possa permettere di definire una distribuzione dei redditi, contro il senso comune che un certo numero di scambi, in base al suo esito, è in grado di influenzare significativamente la distribuzione della ricchezza.
La conseguenza di questo fatto è che la distribuzione dei redditi è quantizzata e si dimostra che detto quanto di scambio è proprio la preferenza per la liquidità. Questa, infatti, come Keynes ha dimostrato, ha tre moventi: transattivo, precauzionale e speculativo. È sul secondo movente, quello precauzionale, che vogliamo soffermarci perché esso, tra i tre, è stato quello più sottovalutato dalla dottrina economica. Qual è la precauzione che le unità di un sistema economico mettono in atto? Certamente, si tratta della condizione che tutte le unità mettono in atto per proteggersi dallo stato di necessità, quella condizione, per cui, in assenza di risorse, esse sono destinate a morire.
Allora, ogni unità, cerca di accaparrarsi, sempre, non un valore qualsiasi di ricchezza, bensì, uno ben determinato: le risorse che gli occorrono per vivere. Non rifiuta, certo, di riceverne una frazione qualsiasi, ma non considera lo scambio concluso, finché non ha raggiunto detta soglia: il quanto di scambio. E non si accontenta di riceverne uno solo, ma quanti più quanti di scambio di questo tipo, per tenere il più possibile lontano lo stato di necessità. Si osservi, ora, che questo quanto di scambio dipende dalla velocità degli scambi, perché, quanto più essa è elevata, tanto più piccola può essere la frazione che gli serve per raggiungere il suo scopo di tener lontano lo stato di necessità. Viceversa, se la velocità degli scambi è piccola, occorre un quanto più grande per ottenere il necessario per vivere. In più, questo quanto di scambio è tanto più grande quanto più ridotta è l’attività economica, perché in tali condizioni risulta più difficile reperire l’indispensabile per vivere. La situazione non è dissimile dalla quantizzazione degli scambi energetici che avviene nella fisica quantistica, in cui le transizioni di energia avvengono tra stati stazionari, cioè configurazioni in cui il livello di energia è stabile perché si verifica solo interferenza costruttiva, e sotto il livello energetico più basso, lo stato fondamentale, nulla può esistere.
Si osservi, nell’esempio, come l’importanza relativa della preferenza per la liquidità si riduca sempre più al crescere della ricchezza, mentre assume una rilevanza sempre più determinante in tutte le altre possibili condizioni di funzionamento dell’economia, via, via che ci si allontana da questa condizione ottimale.
Occorre adesso precisare i regimi di funzionamento indicati nella barra centrale: deflazione da debiti, pre-deflazione, trappola della liquidità e regime. La pre-deflazione è una condizione di forte depressione del sistema economico, caratterizzata da un basso livello di moneta circolante e da un’elevata preferenza per la liquidità. È, in sostanza, uno stato di assoluta povertà ma, in cui, ancora, il debito non è ancora diffuso. La deflazione da debiti è la condizione peggiore, in cui si somma, alla povertà, il debito. Dalla pre-deflazione alla deflazione, il passo è breve se le unità, per sostentarsi, sono costrette a indebitarsi.
La trappola della liquidità si manifesta, invece, quando il tasso d’interesse critico ir, come identificato da Keynes, è troppo elevato. Questo tasso d’interesse, nel modello econodinamico, lungi dall’essere un fattore soggettivo, è una variabile endogena del sistema economico, univocamente determinabile in base all’emissione monetaria e alla preferenza per la liquidità. Un sistema economico che permane, nel tempo, in condizioni di trappola della liquidità, slitta, progressivamente, verso la pre-deflazione e, quindi, verso la deflazione da debiti.
La condizione di regime è quella in cui va tutto bene e si noti come, nella parte alta del diagramma, il punto rappresentativo del sistema economico si avvicini sempre più alla linea sottile tratteggiata. Questa linea tratteggiata è rappresentativa della Teoria Quantitativa della Moneta (TQM). Ne consegue che la TQM è una teoria economica che descrive bene i sistemi economici a regime. Non è in grado, però, di descrivere gli altri regimi di funzionamento che abbiamo visto. In particolare, la teoria monetarista che si aggancia alla TQM ritiene che le altre condizioni di funzionamento dell’economia siano solo il frutto di distorsioni, incapacità e inettitudine. Ad esempio, la disoccupazione è etichettata come volontaria, dovuta a persone che non vogliono lavorare o, come qualcuno dice, parafrasando impropriamente Keynes, affetti da preferenza per il tempo libero.
Il modello econodinamico mostra, invece, che tutte le condizioni suddette sono effetto del modo in cui si gestisce il sistema economico e, in particolare, del modo in cui si prendono provvedimenti per fronteggiare il modo in cui varia l’entropia economica, la cui massimizzazione, sempre e in tutte le circostanze, è la vera unica responsabile del verificarsi di tutti i regimi economici visti sopra e del modo in cui si distribuisce il reddito.
Il grafico in alto, di ciascun esempio, mostra, inoltre, che il livello dei prezzi non è correlato in maniera diretta, come sostenuto dai monetaristi, all’emissione monetaria. Ciò è vero solo in condizioni di regime. In tutti gli altri casi, si vede che il livello dei prezzi rapportato all’emissione monetaria non si mantiene costante, come predetto dai monetaristi, ma varia parecchio in base all’importanza relativa della preferenza per la liquidità. In particolare, è evidente che quando un sistema economico è depresso o, peggio ancora, in condizione di deflazione da debiti, quando l'attività prevalente è la svendita delle attività produttive stesse, il livello dei prezzi si abbassa molto rispetto a quanto previsto dalla TQM. Anche il reddito medio, rapportato all’emissione monetaria, non si mantiene pari alla velocità degli scambi e questa evenienza avviene solo in condizioni prossime al funzionamento a regime. La tesi, quindi, che il controllo della moneta sia in grado di regolare efficacemente un sistema economico, per mezzo di rigide politiche monetarie, è la fonte stessa delle crisi ricorrenti dei giorni nostri.
Serve, perciò, un altro approccio rivolto all’attuazione di azioni cooperative e flessibili, certamente anch’esse di natura monetaria, ma calibrate selettivamente per intervenire sui sistemi in difficoltà e attutire gli squilibri che sono all’origine di quei regimi di funzionamento antitetici all’idea stessa di benessere secondo il buon senso.

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